“Vuoti a prendere” Giornata di autoformazione

Sabato 12 Maggio 2018
Casa del Popolo 20Pietre
Promuove il Comitato ESA

“Vuoti a prendere”

Giornata di autoformazione
Esperienze autogestite e organizzate dal basso per la costruzione di  pratiche comuni

 

Nelle ultime settimane molte realtà, associative o informali, spazi sociali, reti di economie alternative e di pratiche mutualistiche, si sono ritrovate in diversi incontri nazionali destinati al superamento delle forme e regole imposte alle Esperienze Sociali Autogestite (ESA) da parte delle amministrazioni, per riaffermare una “giustizia oltre la legalità” e tutelare chi nell’autogestione trova un modello organizzativo per le iniziative sociali e lavorative.

Seppur vero che il riconoscimento delle pratiche e dei percorsi intrapresi dalle realtà dal basso non può essere considerato una mera questione tecnica, dalle iniziative svoltesi nei mesi scorsi e dai confronti con le Esperienze che abbiamo incontrato (tra le altre il movimento per i Beni Comuni Emergenti di Napoli e la Fattoria Senza Padroni di Mondeggi) emerge chiaramente la necessità di andare oltre la constatazione dell’attuale situazione, per condividere progettualità e individuare strumenti tecnici e giuridici che consentano di dare adeguato riconoscimento alle Esperienze autogestite.

Lo stesso Comitato ESA nasce come strumento dettato dalla necessità di costruire percorsi collettivi per un’efficace riproduzione e tutela delle Esperienze autogestite organizzate dal basso.

Per rilanciare e approfondire queste tematiche, invitiamo tutte e tutti il 12 Maggio 2018 a “Vuoti a prendere”, una giornata di autoformazione che, a partire dal racconto di alcune esperienze significative e dai report degli altri recenti incontri, vuole gettare le basi per la costruzione di una cassetta degli attrezzi comune a disposizione delle ESA.

Programma:

Mattino, ore 10 – 13.30

– Presentazione e introduzione di ESA
– La pratica dell’autogestione: Guido Candela e Antonio Senta
– Le delibere del Comune di Napoli sulla individuazione dei beni da adibire ad usi civici
– Le esperienze di “amministrazione condivisa” dal laboratorio per la sussidiarietà e i patti di solidarietà: Flaviano Zandonai
– Riuso temporaneo di immobili abbandonati. Il caso Ada Stecca e altri a Milano arch. Isabella Inti di Temporiuso
– Autogestione e uso temporaneo dai centri sociali alle Case del Popolo. Planimetrie Culturali: Werther Albertazzi, Comitato SI Rigenerazione No Speculazione: Piergiorgio Rocchi
– Report conclusioni del convegno “Mutualismo : pratiche, conflitto, autogestione”: Fuori mercato
– Report conclusioni del convegno “Storie del possibile”. Comune-info Paolo Cacciari
– Report conclusioni convegno “Genuino Clandestino”: Mondeggi Bene Comune

Pomeriggio, ore 14.30 – 17,30

– TAVOLO 1 : Strumenti giuridici a disposizione degli spazi autogestiti. Opportunità oppure ostacoli?
– TAVOLO 2: Dalla autogestione degli spazi alla autogestione del lavoro: come tutelare e sviluppare le forme di economia mutualistica
– Restituzione dei temi più significativi affrontati nei due tavoli

Ore 18 Tavola rotonda

– Rappresentante di Napoli di una delle esperienze di pratiche dei Beni Comuni
– Lucas Silvano Ferro Solè di Podemos Catalugna – Barcellona en comù
– Ugo Mattei di “ Un contratto per la democrazia partecipata “
– Mimmo Perrotta
– Massimo Serafini
– Avv. Elia De Caro
Ulteriori interventi in via di conferma

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Bus Partenza 14.30 AUTOSTAZIONE (BO) 28 aprile MANIFESTAZIONE MONDEGGI BENE COMUNE FATTORIA SENZA PADRONI

Il pullman partirà alle 14.30 dall’AUTOSTAZIONE di BOLOGNA, vi sono ancora posti liberi per chi volesse aggiungersi!!

PRENOTAZIONE POSTI PULLMAN per corteo nazionale a Firenze per difendere l’esperienza Mondeggi Fattoria Senza Padroni

Da tempo il Comitato Esa ragiona su come costruire la forza necessaria ad opporsi al continuo attacclegalitarista che tutte le esperienze di autogestione e riappropriazione stanno subendo.

Siamo convinti che solo nella costruzione di una rete di opposizione sociale che sappia essere inclusiva e policentrica, che sappia costruire ed estendere il conflitto oltre le soggettività, risieda la possibilità di resistere e reagire alle ingiustizie legalitarie.

Per questo condividiamo e sentiamo nostre le istanze della fattoria senza padroni di Mondeggi.

Per questo, dando seguito al convegno del 17 dicembre e all’assemblea del 14 gennaio,parteciperemo al corteo che il 28 Aprile attraverserà Firenze, in difesa di Mondegi e stiamo organizzando gli autobus per consentire a chi vuole di partecipare a questa nostra giornata di lotta.

Per prenotazione Bus 3343237051 Giulia

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Lo spazio è di chi lo occupa!

Siamo tristemente abituati all’incapacità della politica e dell’amministrazione cittadina di raccogliere le istanze sociali. In questo caso neppure gli impegni presi pubblicamente sono stati minimamente mantenuti e una realtà come il Laboratorio Crash! per mesi non ha visto passi avanti nella mediazione tanto promessa da Quartiere Navile e Comune.
In una città che mentre ci inonda della retorica della partecipazione, quotidianamente ignora e reprime le esperienze dal basso, ben venga l’occupazione di un nuovo spazio autogestito.
Siamo felici di veder la nascita di una nuova, anche se all’undicesima casa(!), esperienza di autogestione: alle compagne e compagni del Lab. Crash va tutto il sostegno e la solidarieta’ del Comitato ESA.

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Autogoverno della città! La giustizia ai tempi dei tavoli

Assemblea pubblica 14 Marzo ore 20.30,
@Vag61 Spazio Libero Autogestito
via Paolo Fabbri 110, rione Cirenaica, Bologna

Autogoverno della città!
La giustizia ai tempi dei tavoli

Nell’ultimo incontro del Comitato abbiamo potuto raccogliere molte testimonianze di chi – a Napoli come a Mondeggi e a Bologna – si sta scontrando con amministrazioni (più o meno) sorde nell’ascoltare le istanze di coloro che non si rassegnano ad accettare l’assunto che solo quello che è legale è giusto.

La “legalità” è spesso solo il frutto delle scelte delle stesse amministrazioni, che a seconda dell’opportunità politica (o economica) possono imporla o rifugiarsi dietro l’immutabilità della stessa.

Decisioni ineccepibili dal punto di vista strettamente legale possono danneggiare la collettività, negandole la libertà di difendere le proprie scelte, il diritto alla casa, alla espressione della propria sessualità, alla tutela della salute e dell’ambiente, alla espressione della propria capacità artistica e di culture alternative, generando, purtroppo, profonde ingiustizie.

Legale è consentire la costruzione della trilogia Navile e progettare l’outlet della moda ai Prati di Caprara. Legale è la costruzione di decine di centri commerciali in ogni angolo della città.

Legale è sgomberare Atlantide, Làbas, Crash e ricattare gli spazi autogestiti non allineati.

Legale è allontanare centinaia di famiglie in difficoltà dalle case Acer.

Legali sono i Daspo bolognesi contro le/i senza fissa dimora, legali sono anche il passante di mezzo ed il people mover.

Giuste, per noi, sono le esperienze dal basso e in autogestione che in questi anni sono nate e cresciute, creando modelli alternativi e talvolta in contrasto con quanto invece codificato dalla legalità.

Spazi, associazioni, occupazioni, collettivi, laboratori, comitati di cittadine e cittadini che partono da un’esigenza reale di riappropriazione del territorio, dei propri spazi, della propria salute e più in generale dei beni comuni della città. Vogliono immaginare nuove soluzioni concrete e giuste, in maniera autogestita e dal basso, che rispondano alla urgente necessità di reali percorsi decisionali condivisi, che superino gli ipocriti e pretestuosi “percorsi partecipati” proposti dall’amministrazione che vuole solo la ratifica di decisioni già assunte.

Le esperienze autogestite sono per natura spazi di confronto, dove l’autogoverno è pratica fondante. Il riconoscimento delle pratiche, delle iniziative, dei percorsi intrapresi dalle realtà dal basso non può essere derubricato ad una mera questione tecnica, ma rappresenta un obiettivo alla portata di un processo politico collettivo che deve urgentemente partire anche nella nostra città cogliendone le istanze per accumulare le forze.

Alla collettività rivolgiamo l’invito a parlarne insieme 14 marzo mercoledì  20.30 al Vag61.

Comitato ESA

 

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Autogestione messa a(L) bando

Il comitato per la Promozione e la Tutela delle Esperienze Sociali Autogestite è nato nel 2013 con lo scopo di creare un soggetto terzo per interloquire con l’Amministrazione nell’intento di superare  la riduzione ad associazione  delle realtà assembleari di autogestione dello Spazio Pubblico Autogestito XM24.
Da allora il panorama cittadino è andato ridefinendosi e l‘autorganizzazione è  oggetto di duri attacchi su tutti i fronti: da minacce e sgomberi agli spazi di socialità e aggregazione, alla totale sordità nei confronti dei comitati cittadini nati in difesa del territorio, fino alla deformazione della partecipazione intesa solamente come costruzione di consenso e “fluidificante democratico”. Ultimo, solo per sequenza temporale, il tentativo di risignificare concetti quali quello dell’autogestione.
 
Ogni giorno, nella (una volta) rossa Bologna delle cooperative e delle associazioni, decine di realtà quotidianamente costringono le proprie azioni, le pratiche e i propri meccanismi decisionali negli stretti canoni dettati dalla logica delle concessioni dall’alto, sotto forma di patti di collaborazione, compromessi e convergenze con l’Amministrazione, quando non direttamente bandi di assegnazione.
Spazi e centri sociali, comitati di quartiere, coordinamenti di inquilini, collettivi femministi e transfemministi, gruppi sportivi, coltivatori autocertificati, gruppi informali trovano nella pratica dell’autogestione la naturale e irriducibile espressione della propria natura conflittuale. Nella necessità di non delegare, di condividere collettivamente le responsabilità, di mettere in gioco direttamente le proprie forze e i propri corpi, di decidere orizzontalmente senza creare posizioni dominanti, nella scelta di condividere valori quali quelli dell’uguaglianza, dell’antifascismo, dell’antissessismo e dell’antirazzismo le Esperienze Sociali Autogestite trovano pratiche istituenti e definiscono la propria legittimità. 
Nella dicotomia tra proprietà pubblica e privata, si inserisce il bene comune e la sua gestione, ma questo non è sufficiente. Dai regolamenti comunali sui beni comuni ai laboratori partecipativi, quella che ci viene raccontata è la favola di una riappropiazione del territorio, della possibilità di incidere sugli spazi che ci circondano. In realtà siamo di fronte all’ennesimo tentativo di ricondurre la spinta dal basso ed il conflitto sociale a un’utilità, soprattutto economica, individuata dall’Amministrazione, che mira così  sia a risparmiarsi la responsabilità di compiere scelte politiche e di individuare risorse, sia a ricondurre ogni istanza sociale alla concertazione di percorsi preordinati, e per questo vuoti e sterili.
Partendo dalle differenze e dalle specificità delle esperienze sociali autogestite, vogliamo domandarci: cos’è lo spazio sociale oggi e cos’è l’autogestione?
Quali spazi di autonomia sono possibili? Come non sottostare al ricatto e al tentativo di repressione dell’autorganizzazione e dell’autodeterminazione?
Quali sono i vincoli incontrati ed, eventualmente, gli strumenti utilizzati e i percorsi politici sperimentati per superare l’imposizione di tavoli, di laboratori e, in generale, di forme fittizie di partecipazione?
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Le mani sulla città

Bologna sta vivendo un momento particolare infelice, per non dire buio, della sua storia. Ad un evidente aumento di contraddizioni sociali che pongono questioni inaffrontate istituzionalmente, corrisponde un atteggiamento di totale sordità della giunta Merola alle questioni reali poste dagli abitanti della città, mentre si procede speditamente nel percorso di mercificazione del territorio.
Gli esempi sono ormai numerosi: dal People Mover a Fico, dal Passante di mezzo ai mai conclusi mega-progetti della Trilogia Navile e del comparto Bertalia-Lazzaretto, fino (ultimi in ordine di tempo e preceduti dalle colate di retorica che sempre anticipano il cemento) a quelli dei Prati di Caprara e di via Libia.
Si cementifica, si vende, si terziarizza.
Alle chiacchiere sulla progettazione partecipata corrisponde la più sfacciata mancanza di considerazione delle volontà e delle esigenze di chi i territori li abita. Le istanze provenienti dai comitati che, sempre più numerosi, si formano in città per opporsi allo scempio rimangono sepolte tra milioni di metri cubi di calcestruzzo che non migliorano la vita di nessuno. Alla dilagante necessità di spazi collettivi, viene opposta la richiesta di un percorso di normalizzazione che ha il sapore di un ricatto.
A QUESTA SITUAZIONE È DOVEROSO OPPORSI con determinazione e lucidità, e nella consapevolezza che solo una forte e diffusa opposizione sociale può invertire il processo di trasformazione di Bologna in una città-mercato che vogliono costringerci a subire.
Ma ciò sarà possibile solo se le varie forme di opposizione che la città sta esprimendo sapranno creare un terreno comune di confronto ed iniziativa che, nell’interesse collettivo, abbia la forza di andare oltre la singola vertenza e costruire una forza che imponga il rispetto delle volontà delle persone.
La stessa mano che dirige l’aggressione ai territori e alla qualità della vita della gente sta tentando di eliminare quei luoghi che producono cultura, socialità e benessere diffuso e gratuito.
Per questa ragione il Comitato per la tutela e la promozione delle Esperienze Sociali Autogestite aderisce e partecipa alla “Passeggiata esplorativa ai Prati di Caprara” e sarà presente in tutti quei luoghi dove, attraverso pratiche di autogestione organizzate dal basso, si difendono i diritti di auto determinazione delle popolazioni urbane contro ogni processo di speculazione.

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Contro ogni sgombero, per l’Autogestione, riapriamo TUTTO

Lo sgombero di esperienze sociali da tempo attive a Bologna come Làbas e Crash  rappresenta, oltre che un fatto inaccettabile, un atto di vile violenza inflitto a tutta quella parte di città, solidale e accogliente, che ogni giorno lavora per costruire convivenza e reti  di solidarietà praticando l’autogestione.

Come già in altre occasioni, anche oggi vogliamo ribadire che “se toccano uno, toccano tutte”.

Le esperienze sociali autogestite hanno sempre espresso, nella loro diversità, una grande capacità di intervento e di iniziativa autonoma sui territori e sulle loro contraddizioni, che riconosciamo come un valore primario collettivo. All’interno degli spazi autogestiti si
produce una visione nuova della città nel suo insieme, una città profondamente diversa e che resiste alle forze della speculazione e della mercificazione con le forze della critica, della solidarietà, della creatività in tutti gli ambiti della vita sociale. Non possono essere intesi come dei semplici erogatori di servizi a costo zero per supplire alle deficienze del  welfare, secondo il principio oggi tanto decantato della sussidiarietà. E’ per cambiare un mondo eretto sull’ingiustizia, lo sfruttamento, lo scempio della dignità umana, che questi spazi esistono e continuano a lottare per crescere e moltiplicarsi.

La difesa delle esperienze autogestite in questa città non è iniziata,né tanto meno può terminare il 9 settembre. Se davvero vogliamo accumulare la potenza che serve perché si possa determinare quel cambiamento reale che collettivamente vogliamo, dobbiamo coltivare e far crescere l’enorme ricchezza costruita in anni di iniziative solidali e relazioni orizzontali.

Per questo sabato saremo presenti e per dar voce alla molteplicità delle istanze oggi rappresentate nel vasto mosaico delle esperienze autogestite e di conflitto sociale in questa città, alla manifestazione del 9 settembre partiremo alle 14.30 da Piazza dell’Unità.

Per ribadire che l’autogestione non è fine a se stessa ma vuole aprire crepe in una città sempre più vetrina per turisti e sottratta a chi la abita; per denunciare l’irresponsabilità di coloro che pretendono di trattare le pratiche dell’autogestione come un problema di ordine pubblico ma soprattutto per costruire insieme un orizzonte di possibilità in un mondo liberato dallo sfruttamento, dalla sopraffazione e dal pregiudizio razzista.

Comitato per la Promozione e la Tutela delle Esperienze Sociali Autogestite

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Racconto di due città

La cronaca delle ultime settimane ci consegna l’immagine di una città governata con il pugno di ferro da poteri intolleranti e ormai perfettamente impermeabili a ogni logica di mediazione politica. Con l’irruzione della polizia in tenuta antisommossa all’interno della biblioteca di Via Zamboni 36 e con l’inaudita violenza subito scatenata contro gli studenti che la occupavano, ad appena una settimana dall’annuncio di sfratto recapitato allo Spazio Pubblico XM24, la guerra dichiarata dal sindaco Merola, dal questore Coccia, dal rettore Ubertini e dal procuratore capo Amato alle esperienze autogestite di questa città ha conosciuto un ulteriore, più che mai preoccupante, salto di qualità.

A fronte del silenzio del rettore il sindaco Merola non ci ha risparmiato una raffica di non meno imbarazzanti esternazioni. Dentro un discorso tutto infarcito di richiami alla “legalità”, alla necessità di contrastare la “violenza” e la “delinquenza”, spicca soprattutto
l’inanità del ragionamento secondo cui l’installazione di tornelli per regolare l’accesso alla biblioteca si sarebbe resa indipensabile per impedire l’ingresso dei tossicodipendenti che stazionano in Piazza Verdi. Ci sembra straordinariamente grave che il sindaco di Bologna, città storicamente universitaria, si esprima in questi termini. È evidente la leggerezza e la vacuità con cui sono invocate misure di controllo al fine di contrastare un fenomeno che è frutto del disastro sociale e della completa mancanza di prospettive in cui sta naufragando un’intera generazione.

La retorica del “degrado — parola dietro la quale si cela la volontà di una gestione autoritaria — è consustanziale a una politica affossa ogni approccio alla tossicodipendenza basato sul principio della riduzione del danno, smantellando sistematicamente i SERT e abolendo i servizi sul territorio. È di pochi giorni fa la dichiarazione con cui l’assessore Rizzo Nervo ha candidamente negato l’esistenza di qualsivoglia intenzione da parte della giunta di riattivare il centro drop-in, punto di accoglienza a bassa soglia per i consumatori di sostanze, chiuso nel 2010 dalla commissaria Cancellieri e mai più riaperto. Niente potrebbe rivelare in modo più cristallino la strategia di questa amministrazione, che mentre distrugge gli ultimi avamposti per la riduzione del danno, si impegna a costruire barriere per separare le persone e reprime chi osa contestarle.

Non diversa è l’analisi che si può fare dell’altra questione ripetutamente sollevata in questi giorni di polemiche, ovvero quella relativa alla molestia sessuale subita al 36 da una studentessa, peraltro ad opera di uno studente. Nell’ateneo che vanta l’esistenza di
un grande gruppo interdisciplinare di lavoro sulle problematiche di genere — Alma Gender — scoprire che i suoi vertici pensino di risolvere il problema del sessismo nell’Università con due tornelli fa un effetto addirittura farsesco. Ben altre sono le modalità che andrebbero messe in campo per combattere il sessismo, che, in forme ed espressioni diverse, pervade da cima a fondo l’intera nostra società, ivi comprese le strutture governamentali di un ateneo dove tuttora docenti donne e ricercatrici sono mantenute in condizione di minorità e di discriminazione salariale.

Il quadro desolante che emerge è quello di una gestione politica basata sulla violenza fisica e morale, su una concezione della città ormai del tutto ricalcata sullo squallido immaginario delle destre più reazionarie.

La verità è che in questa vicenda si stanno confrontano due diverse idee della città, due diversi concetti di “immaginazione civica”, opposti e, a quanto pare, inconciliabili. Dalla parte di chi comanda, c’è l’idea che il prezzo da pagare per la città-vetrina vendibile ai
turisti e ai facoltosi clienti dei negozi del centro sia l’espulsione di ogni forma di disagio, l’emarginazione di chi non sta al passo con il ritmo vorace al quale cresce la richiesta di prestazioni lavorative sempre peggio pagate, la rimozione dall’ordine del visibile di tutte
quelle esistenze che maggiormente denunciano con la loro sofferenza e con la loro rabbia l’enormità della crisi sociale che stiamo vivendo. Dall’altro lato la parte migliore di questa città che si adopera quotidianamente nelle pratiche di autogestione: un largo spettro di soggettività impegnate a costruire percorsi di convivenza e integrazione, esperienze sociali di autodeterminazione che negli spazi sociali autogestiti trovano dei luoghi dove aggregarsi e intrecciare relazioni, confrontarsi, e organizzarsi collettivamente per sottrasi alla mercificazione della vita quotidiana.

L’assalto alla biblioteca arriva dopo una lunga sequela di sgomberi di occupazioni abitative, culminata nello sgombero dell’ex Telecom, dopo gli sgomberi di Bartleby e di Atlantide, dopo le minacce di sgombero a Làbas il mancato rinnovo della convenzione allo spazio sociale il Lazzaretto , dopo l’annuncio con cui Merola ha affermato di voler sgomberare lo spazio pubblico XM24 per sostituirlo con una caserma dei carabinieri. Arriva giusto nel momento in cui il governo, su iniziativa del ministro degli interni Minniti, vara un inquietante provvedimento come il DASPO cittadino, che moltiplicherà in maniera esponenziale la repressione su tutti coloro che siano sospettati di attentare alla sicurezza pubblica, fornendo al sindaco gli strumenti giuridici per allontare dai centri cittadini le figure indesiderate. Se si fa lo sforzo di associare questa novità con l’intento dichiarato del procuratore Amato di indagare collettivi e movimenti sociali per “associazione a delinquere”, il disegno assume maggiore nitidezza, e riporta alla mente il fantasma del fascismo.

Tutto ciò non fa che criminalizzare tutti coloro che contestano questa concezione militar-poliziesca della società, si oppongo alla mercificazione coatta di tutto ciò che esiste, si sottraggono alla continua violenza del razzismo, del sessismo, dell’autoritarismo fascista attraverso pratiche di autorganizzazione e autodeterminazione.

Ma la città che resiste, la città che quotidianamente costruisce percorsi di mutualismo ed emancipazione, la città che — orgogliosa della propria diversità — non piega la testa e non rinuncia alle pratiche di autogetione, questa città, siatene certi, non starà a guardare.

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Per le Autogestioni, oltre i populismi

Il 2016 si è chiuso con un bilancio pesante per le esperienze sociali autogestite a Bologna. Dopo gli sgomberi di Atlantide e di diverse occupazioni abitative, culminati nello sgombero dell’Ex Telecom nell’autunno del 2015, prefettura e amministrazione hanno proseguito con inedita arroganza la loro politica del pugno di ferro nei confronti delle realtà che si battono per costruire percorsi di autodeterminazione collettiva, in un contesto sociale sempre più segnato dalle conseguenze della crisi. Per tutto il 2016 non si è risparmiato l’uso della forza, per sfrattare dagli spazi rivificati dall’autogestione esperienze aggregative e abitative attraversate evissute da anni da centinaia di persone, presenze indesiderate perché troppo povere o comunque refrattarie alla propaganda pubblicitaria dei lussuosi negozi del centro.

Come se tutto ciò non bastasse, nelle ultime settimane il pesante attacco istituzionale che ha cancellato tante preziose realtà autogestite continua con le dichiarazioni provocatorie espresse da una coalizione bipartisan contro lo Spazio Pubblico Autogestito XM24. Se fino a oggi Merola, i suoi assessori, prefettura e questura avevano giustificato gli sgomberi con discorsi falsamente legalitari, adesso l’attacco si è spostato su un piano più prettamente politico, che vede il PD, schierato al fianco di gruppi fascisti e razzisti, appropriarsi di una strategia discorsiva di stampo populista.

XM24 – che opera nel cuore del quartiere Bolognina da oltre quindici anni, durante i quali ha costruito percorsi culturali, artistici ed economia sociale che hanno coinvolto migliaia di persone (dalla Scuola di Italiano con Migranti al Mercato contadino, dalla Palestra alla Ciclofficina, fino alla Banca del tempo Momo, per citare solo alcune delle esperienze più significative tra le centinaia di eventi, laboratori, seminari e iniziative politiche contro il fascismo, il razzismo e il sessismo, che hanno animato nel corso del tempo questa esperienza) – viene oggi improvvisamente dichiarato “incompatibile” con il quartiere. Che lo spazio sia da sempre osteggiato da esponenti razzisti della destra cittadina non è certo una novità. Che a guidare la recente campagna politica siano in primo luogo esponenti del PD – lo stesso Presidente del quartiere Daniele Ara e il suo predecessore Claudio Mazzanti, che fino a ieri potevano annoverarsi, se non proprio tra i sostenitori, almeno tra le figure dialoganti nei confronti dello spazio – può apparire sorprendente solo a chi non voglia vedere la subalternità del PD alla retorica delle destre. Questo spiega perché si provi a liquidare un’esperienza di partecipazione democratica tra le più ricche che questa città abbia espresso nella sua storia.

Come si può sostenere che XM24 sia incompatibile con il quartiere quando decine, centinaia, addirittura migliaia dei suoi abitanti frequentano i suoi laboratori, le sue attività artistiche, sportive, culturali, il mercato del giovedì, i suoi progetti solidali? Bisogna essere miopi per non vedere la ricchezza che XM24 rappresenta nel tessuto cittadino e in un quartiere denso di contraddizioni.

Ci sembra invece che l’attacco demagogico nei confronti delle esperienze sociali autogestite abbia altre funzioni. Sotto l’etichetta della sicurezza e del degrado si vuole nascondere il disagio sociale, la precarizzazione del lavoro, l’impoverimento di settori sempre più vasti della popolazione, la drammaticità delle condizioni di vita dei migranti, la riduzione delle risorse destinate alla salute e ai servizi sociali, la devastazione dei territori, il depauperamento delle relazioni tra le persone causato dalla mercificazione di ogni aspetto della vita.

In questo contesto, Il Comitato continuerà a promuovere e difendere tutte le esperienze sociali autogestite in questa città che, lungi dall’essere la causa di insicurezza e degrado, provano a contrastare il dilagare di questo disastro sociale, costruendo spazi e percorsi alternativi.

https://comitatoautogestione.noblogs.org

comitato.esa@inventati.org

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Autogestione Bene Comune Reloaded_mercoledì 11 giugno

Dopo la revoca della sala da parte del Quartiere Santo Stefano che mercoledì 28 maggio ha impedito lo svolgimento dell’incontro pubblico “Autogestione Bene Comune”, si torna al Baraccano. Ci vediamo mercoledì 11 giugno alle 21, per confrontarci e discutere insieme del progetto del Comitato per la Promozione e la Tutela delle Esperienze Sociali Autogestite!

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