Documento di presentazione

R/esistiamo in autogestione

Il Comitato per la promozione e la tutela delle Esperienze Sociali Autogestite si presenta con questo documento alla città. L’intento è quello di spiegare le motivazioni che hanno portato diverse realtà, esperienze collettive e individualità a incrociare i loro percorsi a partire dal riconoscimento dell’autogestione come metodo condiviso di organizzazione sociale.

Che cos’è “autogestione”?

L’autogestione è una pratica applicabile a tutti gli ambiti della vita. Nasce da un’esigenza di rispetto reciproco tra gli individui, dalla volontà di praticare l’orizzontalità e l’uguaglianza nei rapporti, di condividere competenze, conoscenze,  nonché  spazi e beni.
Tutte le esperienze di autogestione sono frutto di relazioni sociali tra pari e nascono grazie alla partecipazione attiva e diretta di singolarità e collettività che, volendo raggiungere un obiettivo condiviso, si auto-organizzano.
Ciò che contraddistingue l’autogestione è la scelta di utilizzare momenti collettivi ed assembleari come luogo di confronto, di condivisione di proposte e presa di decisioni, rifiutando quindi la costituzione di strutture organizzative stabili e gerarchiche. Chi pratica l’autogestione oppone al verticismo la scelta di modalità consensuali che permettono di raggiungere un accordo condiviso tra i partecipanti in una dimensione di orizzontalità, autonomia e auto-responsabilizzazione, senza che avvenga alcuna delega a istituzioni o autorità di qualsiasi natura.

Grazie all’autorganizzazione e all’autogestione, diverse esperienze hanno potuto darsi e dare delle risposte concrete ai disagi causati dai processi di precarizzazione e impoverimento che caratterizzano l’attuale periodo, nel contesto di un sistema sociale ed economico che pretende di negare i diritti fondamentali e che sempre più spesso non permette di soddisfare bisogni primari come una casa, un pasto, un reddito, o la libertà, non ovvia, di esprimersi in spazi di socialità non preconfezionata.
Nel corso degli anni le esperienze sociali autogestite hanno agito tramite la riappropriazione di spazi vuoti e l’autorecupero di immobili dismessi sia come strumento per un effettivo diritto alla casa (mentre come sempre speculazione edilizia e burocrazia lasciavano per strada singoli o intere famiglie), sia per sperimentare nuove forme di socialità culturale e politica.
Nel corso degli anni abbiamo visto come l’autogestione sia praticabile nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle attività dei sindacati e delle associazioni socio-culturali, nell’organizzazione di iniziative per e con i quartieri (dalle scuole di italiano con i migranti ai festival culturali, dai mercatini biologici alle mense popolari etc.).
Queste esperienze, così come tante altre che da anni animano e costruiscono Bologna, promuovono una cultura viva e reale dell’autodeterminazione, dell’uguaglianza, dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’antisessismo, dell’antiproibizionismo, dell’antiautoritarismo, della libera circolazione delle persone e dei saperi, l’opposizione al modello di sviluppo capitalista e la lotta a ogni forma di oppressione.
Questi sono gli stessi principi in cui anche il Comitato ESA si riconosce e a partire dai quali intende promuovere insieme alle tante realtà che lo compongono una cultura dell’autogestione adeguata alla fase attuale.

Scopo del Comitato

Il Comitato ESA nasce dall’esigenza – non più procastinabile – di inserire nel dibattito cittadino il tema dell’autogestione.
La volontà è quella di rendere visibile questo pluriverso di esperienze, sia facendo emergere agli occhi della città ciò che viene realizzato attraverso il loro agire politico/culturale/sociale sia facendo conoscere il metodo dell’Autogestione da cui sono animate, in modo tale che esso venga riconosciuto per quello che è: una straordinaria risorsa creativa del territorio, con la quale tutte e tutti sono chiamati a confrontarsi.

Il Comitato riconosce nelle Esperienze Sociali Autogestite un patrimonio comune di eccezionale valore da garantire oggi e in futuro, affinché possano continuare a costruire percorsi politici, sociali e culturali che altrimenti non potrebbero esistere.
Lo scopo del Comitato è quindi quello di tutelare l’esistenza di queste esperienze, sia permettendo il mantenimento degli spazi dove l’autogestione vive attualmente, sia rivendicando l’assegnazione di nuovi spazi dove esse possano esprimersi e crescere attraverso l’autogestione, l’autoproduzione, l’autorecupero, l’autoformazione e la realizzazione sul territorio di attività culturali e politiche.

In questo senso la tutela rappresenta la volontà di vedere proliferare queste esperienze, a partire da quelle che già esistono ma con l’intenzione di aprirsi anche a tutte le nuove forme che l’autogestione  potrà assumere in futuro.
Le esperienze autogestite non vogliono esaurirsi in spazi delimitati e forme precostituite: vogliono invece aprirsi al confronto con chiunque – singolarità o collettività- faccia di questa pratica il pilastro di iniziative, attività e rivendicazioni volte a restituire la città a chi la abita.

Il Comitato intende promuovere confronti pubblici sulle esperienze sociali autogestite e sulle pratiche che si producono al loro interno. Confronti tesi a discutere sul passato, sul presente e sul futuro delle ESA: sulla loro evoluzione, sulle progettualità politiche, culturali e sociali che qui nascono e crescono, sulle criticità che le attraversano.

L’inadeguatezza dell’ordinamento giuridico attuale, privo di forme adeguate a rappresentare il reale funzionamento delle ESA, è tra le principali motivazioni politiche che sono alla base della creazione del Comitato. La pratica amministrativa, infatti, pretende sempre di ingabbiare le ESA entro i limiti di forme associative strutturate verticalmente, e perciò inadeguate ad esprimere la pratica complessa e orizzontale dell’Autogestione. Il riconoscimento dell’assemblea come unico luogo decisionale della responsabilità collettiva ed il rifiuto della delega e della rappresentanza sono infatti aspetti irrinunciabili delle ESA e non trovano alcun riscontro negli istituti associativi attualmente previsti.
Le esperienze autogestite, nel momento in cui devono confrontarsi con i diversi ordinamenti, costruiti sulla dicotomia pubblico/privato e legale/illegale, si scontrano quindi con un’impasse: o accettare la natura “privata” della propria esperienza, o sottrarsi al confronto, non avendo a disposizione uno strumento giuridico che le riconosce per quel che sono realmente.

Il comitato intende quindi promuovere un processo politico che renda necessario  un confronto su queste istanze tra l’amministrazione cittadina (e altre istituzioni) e le ESA, anche al fine di innescare un processo di innovazione giuridica relativo al riconoscimento di queste esperienze.
Inoltre, le attuali norme che regolano l’associazionismo, le attività di promozione sociale e culturale, la produzione indipendente non finalizzata al profitto ma al consumo critico, appaiono del tutto inadeguate a rispondere alle esigenze di esperienze come le ESA. Queste infatti nascono con intenti di opposizione alle regole del mercato, come la condivisione dei saperi e delle conoscenze, lo scambio interculturale, la sperimentazione di nuove forme di vita sottratte alla logica dello sfruttamento e restituite alla solidarietà sociale e ambientale.
Il processo di normalizzazione che vorrebbe le assemblee e le forme di collettività non gerarchica ridotte a mere associazioni avviene anche in un’ottica di riconduzione di ogni forma di autorganizzazione dal basso a una legalità fatta di bandi, albi, burocrazia, monetarizzazione e profitto.

Autogestione vs sussidiarietà

La nascita di questo Comitato vuole anche essere d’auspicio all’apertura di un serio dibattito critico circa le modalità con cui le istituzioni si rapportano con le esperienze autogestite oggi esistenti in città. L’amministrazione si dimostra da un lato incapace di ascoltare e di valorizzare, ma dall’altro tenta di inglobare le ESA all’interno di una logica che le risulti in qualche modo funzionale. Il meccanismo è  quello che il Comune stesso definisce welfare circolare o sussidiarietà, una dinamica che si ha quando – per tamponare e nascondere il disimpegno- le istituzioni sfruttano il volontariato per garantire la fornitura a costo zero di servizi che non sono in grado a erogare.
L’Amministrazione non può pensare di trattare gli spazi autogestiti alla stregua di servizi: luoghi di socialità, sportelli medico legali, occupazioni abitative per il diritto alla casa continueranno sempre a resistere al tentativo di essere regolamentati entro forme che non ne riconoscono la natura, la quale è innanzitutto conflittuale rispetto al sistema vigente.
Ribadiamo con forza che il fine del nostro lavoro non è erogare servizi ma costruire spazi comuni. Riteniamo che l’autogestione sia una pratica necessaria per muoversi verso una società migliore, più solidale, rispettosa dell’autonomia di ogni singolarità e collettività e siamo pronte a difenderla e promuoverla insieme a chiunque condivida quest’idea e voglia realizzarla al di fuori di ogni logica di normalizzazione, di bilancio, di calcoli elettorali, di interessi particolari o di convenienza politica.
Con chi ci sta, con chi avverte quest’urgenza, il Comitato intende costruire una campagna che ponga al centro del dibattito l’autogestione ed il suo riconoscimento politico come insieme di pratiche e esperienze non riassorbibili, anzi antinomiche, rispetto all’ordinamento giuridico.
Il riconoscimento che cerchiamo non e’ in alcun modo una “normalizzazione” o un disciplinamento all’interno dell’ordinamento vigente e rivendichiamo appieno il diritto di praticare alcune forzature laddove la posta in gioco è in pratica lo stesso orizzonte del nostro futuro.

Questo diritto lo rivendichiamo per noi, per le ESA che ancora devono nascere e per quelle che già esistono ma che ancora non conosciamo o con cui ancora non esiste un dialogo.
Non smetteremo mai di r/esistere, né di praticare l’autogestione come metodo distintivo del nostro agire: forti di questo e di tutte le altre istanze che ci caratterizzano, qui siamo e qui res(is)tiamo.

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