Autogestione messa a(L) bando

Il comitato per la Promozione e la Tutela delle Esperienze Sociali Autogestite è nato nel 2013 con lo scopo di creare un soggetto terzo per interloquire con l’Amministrazione nell’intento di superare  la riduzione ad associazione  delle realtà assembleari di autogestione dello Spazio Pubblico Autogestito XM24.
Da allora il panorama cittadino è andato ridefinendosi e l‘autorganizzazione è  oggetto di duri attacchi su tutti i fronti: da minacce e sgomberi agli spazi di socialità e aggregazione, alla totale sordità nei confronti dei comitati cittadini nati in difesa del territorio, fino alla deformazione della partecipazione intesa solamente come costruzione di consenso e “fluidificante democratico”. Ultimo, solo per sequenza temporale, il tentativo di risignificare concetti quali quello dell’autogestione.
 
Ogni giorno, nella (una volta) rossa Bologna delle cooperative e delle associazioni, decine di realtà quotidianamente costringono le proprie azioni, le pratiche e i propri meccanismi decisionali negli stretti canoni dettati dalla logica delle concessioni dall’alto, sotto forma di patti di collaborazione, compromessi e convergenze con l’Amministrazione, quando non direttamente bandi di assegnazione.
Spazi e centri sociali, comitati di quartiere, coordinamenti di inquilini, collettivi femministi e transfemministi, gruppi sportivi, coltivatori autocertificati, gruppi informali trovano nella pratica dell’autogestione la naturale e irriducibile espressione della propria natura conflittuale. Nella necessità di non delegare, di condividere collettivamente le responsabilità, di mettere in gioco direttamente le proprie forze e i propri corpi, di decidere orizzontalmente senza creare posizioni dominanti, nella scelta di condividere valori quali quelli dell’uguaglianza, dell’antifascismo, dell’antissessismo e dell’antirazzismo le Esperienze Sociali Autogestite trovano pratiche istituenti e definiscono la propria legittimità. 
Nella dicotomia tra proprietà pubblica e privata, si inserisce il bene comune e la sua gestione, ma questo non è sufficiente. Dai regolamenti comunali sui beni comuni ai laboratori partecipativi, quella che ci viene raccontata è la favola di una riappropiazione del territorio, della possibilità di incidere sugli spazi che ci circondano. In realtà siamo di fronte all’ennesimo tentativo di ricondurre la spinta dal basso ed il conflitto sociale a un’utilità, soprattutto economica, individuata dall’Amministrazione, che mira così  sia a risparmiarsi la responsabilità di compiere scelte politiche e di individuare risorse, sia a ricondurre ogni istanza sociale alla concertazione di percorsi preordinati, e per questo vuoti e sterili.
Partendo dalle differenze e dalle specificità delle esperienze sociali autogestite, vogliamo domandarci: cos’è lo spazio sociale oggi e cos’è l’autogestione?
Quali spazi di autonomia sono possibili? Come non sottostare al ricatto e al tentativo di repressione dell’autorganizzazione e dell’autodeterminazione?
Quali sono i vincoli incontrati ed, eventualmente, gli strumenti utilizzati e i percorsi politici sperimentati per superare l’imposizione di tavoli, di laboratori e, in generale, di forme fittizie di partecipazione?
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